Sono intrappolato
in un corpo malandato.
In un organismo malato.
Sono cagionevole.
Sono debole.
Sono gracile.
Ho la voce flebile.
Ho un male incurabile.
Sono un bambino fragile.
I capelli mi sono cascati.
Non ho tutta la vita davanti,
non mi restano molti anni.
Forse mesi, forse giorni.
Forse minuti o secondi.
Non gioco come tutti gli altri,
non posso correre né sbucciarmi.
I miei anni spensierati mi sono stati strappati.
Sono in cura presso una struttura
tra infermieri e camici bianchi.
Tutti cercano di rallegrarmi,
ma io ho costantemente paura
che avrò una fine prematura.
Paura di addormentarmi
e mai più risvegliarmi.

“I bambini malati di tumore sono piccoli guerrieri che non hanno scelto la guerra, ma che la combattono ogni giorno con una dignità che lascia gli adulti senza parole.” — Riflessione diffusa nelle oncologie pediatriche




