Ci si abitua a tutto

Ci si abitua a digerire

del cibo insapore, 

a trangugiare pillole

in quantità corpose.

Ci si abitua ad essere privato

di ogni semplice piacere.

Della luce del sole,

del canto delle allodole,

del tepore di una mano

che ti accarezza la fronte.

 

Ci si abitua

ad essere malato,

ad essere cagionevole.

Ad essere costretto a letto infermo

a fissare il soffitto 

e a guardare il tempo

che scorre da una finestra.

A sentirsi spegnere gradualmente

e non poterci fare niente.

A dover affrontare l’inevitabile

che la vita ti impone

senza poterci neanche negoziare.

 

Ma non per questo

si deve rinunciare

ai propri sogni,

ai propri propositi, 

alle proprie aspirazioni.

Nessuno dovrebbe 

esserne privato,

altrimenti qual è il senso

di continuare oltre?

Se la fiamma della speranza

vacilla nell’oscurità,

bisogna rianimarla

e mai lasciarsi andare

e arrendersi all’inevitabilità.

«Chi ha un perché per vivere può sopportare quasi ogni come.»
Friedrich Nietzsche

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